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Parrocchia Natività di Maria Vergine Cardano al Campo - Cuoricino
I Santi del mese che sono modelli nella fede ed amici che intercedono per noi: per conoscere i santi, nostri modelli nella fede.
Parrocchia NativitÓ  di Maria Vergine
Via Verdi, 20 CUORICINO (Cardano al Campo) Tel. 0331262071 E-mail. Don Samuele 3386866315 Segreteria parrocchiale: Martedì 14:30 - 17:30 Giovedì 09:00 - 11:00 CARITAS Tel. 0331264640
Orario S. Messe Parrocchia:
Martedì, Giovedì, Sabato e prefestivi ore 18.00 Domenica ore 9.00-11.00 Orari confessioni: ogni sabato dalle 16 alle 17:30 Santuario:   Lunedì, Mercoledì e Venerdì ore 8.30 Orari Messe durante dal 4 novembre fino a Natale la Messa feriale al Cuoricino sarà sempre al mattino alle 8:20 (sospesa quella delle ore 18)
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40 ANNI FA (lO Febbraio 1980) L'INGRESSO A MILANO DELL' ARCIVESCOVO CARLO MARIA MARTINI: UN PASTORE GUIDATO DALLA LUCE DELLA PAROLA Vi propongo alcuni stralci del suo discorso d'ingresso: "Ecco dunque il primo sentimento con il quale vengo a voi: la gioia e la gratitudine perché mi è dato partecipare alla ricchezza di questa Chiesa. Ricchezza che non è un bene astratto o generico, ma è data oggi dalla fede vissuta, dalla preghiera, dalla cordialità, dallo spirito di sacrificio, dalla fraternità e dall'amicizia dei milioni di uomini e donne che mi vengono e mi verranno incontro pronti a uno scambio sincero di doni spirituali. A questi sentimenti si unisce in me una serenità di fondo, che non è basata su facili e ingenui ottimismi o sul chiudere gli occhi di fronte ai momenti gravi e dolorosi che stiamo attraversando nella nostra società, bensì sulle motivazioni che mi spingono a venire tra voi per associare la mia vita alla vostra. Vengo dunque in spirito dì obbedienza alla volontà di Dio manifestatami dal Santo Padre Giovanni Paolo II, al quale desidero esprimere qui tutta la mia devozione filiale. Insieme con lui rievoco la memoria dei Pontefici che sono stati particolarmente legati alla Chiesa ambrosiana, Pio Xl e Paolo VI. Quest'ultimo Papa soprattutto ha significato molto per la mia vita: l'ho ammirato, stimato e amato, e sono contento di continuare a Milano quello che fu un giorno il suo servizio pastorale, com'era già stato quello del cardinale Schuster. Che cosa mi attendo? Ovviamente attendo e desidero una corrispondenza, una risonanza nei vostri cuori del dialogo di fede, che si esprimerà con parole e gesti nella preghiera comune e nell'incontro. D'altra parte non mi nascondo che le situazioni nelle quali siamo chiamati a operare sono complesse e difficili. Molte cose non dipendono unicamente da noi o dalla nostra buona volontà. Vi sono poi tutti i limiti del temperamento, dell'educazione ecc. Bisogna perciò aspettarsi anche delle difficoltà. Ma esse non intralciano il cammino della parola di Dio. Anzi noi sappiamo che il Vangelo è stato proclamato fin dall'inizio in situazioni drammatiche e confuse. Gesù ha operato in un tempo e in una terra gravidi di malintesi, e ha pagato con la vita il suo coraggio di predicare la parola in tali circostanze. Ma niente può arrestare la corsa della parola di Dio. Gesù Risorto vive in noi e continua in noi a predicare il suo Vangelo. È pensando a queste cose che ho scelto come motto episcopale una parola di san Gregorio Magno nella Regola pastorale. Egli ricorda come Gesù è fuggito di fronte alla richiesta di coloro che volevano farlo re, ma si è offerto liberamente a coloro che lo cercavano per farlo morire. Di qui san Gregorio deduce che il pastore deve: «Per la verità amare le avversità ed essere cauti e guardinghi di fronte al successo». È vero che ciascuno di noi è piuttosto portato a fare il contrario di ciò che san Gregorio ci dice. Noi amiamo il successo, desideriamo l'approvazione di tutti, la critica e la contestazione ci disturbano. Portiamo dentro di noi piuttosto le paure di don Abbondio che non il coraggio del cardinale Federigo. Solo la grazia del Vangelo, quella che trionfa della paura della morte, è capace di farci superare ogni riguardo umano, facendoci contemplare la verità di Dio manifestata in Gesù Cristo, fatta nostra nello Spirito Santo. Lo Spirito trasforma la nostra vita e ci rende capaci di amare talmente la verità del Vangelo da mettere da parte, per amore di essa, anche la paura di non riuscire. È soltanto a partire da un cuore così liberato che è possibile praticare la giustizia fino in fondo, amare anche coloro che non ci amano, salutare coloro che non ci salutano, perdonare le offese e pregare per quelli che non ci capiscono o ci avversano. E questa verità del Vangelo che ci libera dall'inquinamento della possessività, dell'ambizione e dell'orgoglio, e che ci rende capaci di servire i fratelli con prontezza e disinteresse. Sono queste le grazie che chiedo per me insieme con tutti coloro che vogliono unirsi alla mia preghiera in questo giorno del mio ingresso. La Madonnina che veglia dall'alto del Duomo interceda per noi e ottenga a me e a tutti i sacerdoti, ai chierici, ai religiosi e alle religiose, a tutti coloro che collaborano in qualunque modo alla diffusione della parola, a tutti i credenti di questa diocesi, in particolare ai sofferenti, lo spirito di fede e la libertà interiore che permettono di scorgere in ognuno dei nostri fratelli il volto di Cristo. Non dobbiamo infine dimenticare che ciascuno dei problemi della nostra Arcidiocesi ha relazione con tanti altri problemi che preoccupano gli uomini e le donne di ogni parte della Terra. Nello sforzo di risolvere i problemi locali bisogna perciò tener presenti le situazioni universali di povertà, di ingiustizia, di sofferenza nelle quali si trovano innumerevoli nostri fratelli in ogni parte del mondo. Nel promuovere la nostra fede dobbiamo tener conto di tutte le situazioni di presenza o di carenza di fede che caratterizzano la Chiesa universale e tutti gli uomini che cercano Dio; tener presente non soltanto la situazione italiana ed europea, ma tutto il mondo.
16 Febbraio 2020 Penultima Domenica dopo l'Epifania Della divina clemenza Bar 1, 15a; 2, 9-15a; Sal 105 (106); Rm 7, 1-6a; Gv 8, 1-11
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Vengo dunque in spirito dì obbedienza alla volontà di Dio manifestatami dal Santo Padre Giovanni Paolo II, al quale desidero esprimere qui tutta la mia devozione filiale. Insieme con lui rievoco la memoria dei Pontefici che sono stati particolarmente legati alla Chiesa ambrosiana, Pio Xl e Paolo VI. Quest'ultimo Papa soprattutto ha significato molto per la mia vita: l'ho ammirato, stimato e amato, e sono contento di continuare a Milano quello che fu un giorno il suo servizio pastorale, com'era già stato quello del cardinale Schuster. Che cosa mi attendo? Ovviamente attendo e desidero una corrispondenza, una risonanza nei vostri cuori del dialogo di fede, che si esprimerà con parole e gesti nella preghiera comune e nell'incontro. D'altra parte non mi nascondo che le situazioni nelle quali siamo chiamati a operare sono complesse e difficili. Molte cose non dipendono unicamente da noi o dalla nostra buona volontà. Vi sono poi tutti i limiti del temperamento, dell'educazione ecc. Bisogna perciò aspettarsi anche delle difficoltà. Ma esse non intralciano il cammino della parola di Dio. Anzi noi sappiamo che il Vangelo è stato proclamato fin dall'inizio in situazioni drammatiche e confuse. Gesù ha operato in un tempo e in una terra gravidi di malintesi, e ha pagato con la vita il suo coraggio di predicare la parola in tali circostanze. Ma niente può arrestare la corsa della parola di Dio. Gesù Risorto vive in noi e continua in noi a predicare il suo Vangelo. È pensando a queste cose che ho scelto come motto episcopale una parola di san Gregorio Magno nella Regola pastorale. Egli ricorda come Gesù è fuggito di fronte alla richiesta di coloro che volevano farlo re, ma si è offerto liberamente a coloro che lo cercavano per farlo morire. Di qui san Gregorio deduce che il pastore deve: «Per la verità amare le avversità ed essere cauti e guardinghi di fronte al successo». È vero che ciascuno di noi è piuttosto portato a fare il contrario di ciò che san Gregorio ci dice. Noi amiamo il successo, desideriamo l'approvazione di tutti, la critica e la contestazione ci disturbano. Portiamo dentro di noi piuttosto le paure di don Abbondio che non il coraggio del cardinale Federigo. Solo la grazia del Vangelo, quella che trionfa della paura della morte, è capace di farci superare ogni riguardo umano, facendoci contemplare la verità di Dio manifestata in Gesù Cristo, fatta nostra nello Spirito Santo. Lo Spirito trasforma la nostra vita e ci rende capaci di amare talmente la verità del Vangelo da mettere da parte, per amore di essa, anche la paura di non riuscire. È soltanto a partire da un cuore così liberato che è possibile praticare la giustizia fino in fondo, amare anche coloro che non ci amano, salutare coloro che non ci salutano, perdonare le offese e pregare per quelli che non ci capiscono o ci avversano. E questa verità del Vangelo che ci libera dall'inquinamento della possessività, dell'ambizione e dell'orgoglio, e che ci rende capaci di servire i fratelli con prontezza e disinteresse. Sono queste le grazie che chiedo per me insieme con tutti coloro che vogliono unirsi alla mia preghiera in questo giorno del mio ingresso. La Madonnina che veglia dall'alto del Duomo interceda per noi e ottenga a me e a tutti i sacerdoti, ai chierici, ai religiosi e alle religiose, a tutti coloro che collaborano in qualunque modo alla diffusione della parola, a tutti i credenti di questa diocesi, in particolare ai sofferenti, lo spirito di fede e la libertà interiore che permettono di scorgere in ognuno dei nostri fratelli il volto di Cristo. Non dobbiamo infine dimenticare che ciascuno dei problemi della nostra Arcidiocesi ha relazione con tanti altri problemi che preoccupano gli uomini e le donne di ogni parte della Terra. Nello sforzo di risolvere i problemi locali bisogna perciò tener presenti le situazioni universali di povertà, di ingiustizia, di sofferenza nelle quali si trovano innumerevoli nostri fratelli in ogni parte del mondo. Nel promuovere la nostra fede dobbiamo tener conto di tutte le situazioni di presenza o di carenza di fede che caratterizzano la Chiesa universale e tutti gli uomini che cercano Dio; tener presente non soltanto la situazione italiana ed europea, ma tutto il mondo.
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