16 Dicembre 2018 V DOMENICA DI AVVENTO – Il Precursore Is 30,18-26b; Sal 145; 2Cor 4,1-6; Gv 3,23-32a
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Parrocchia Natività di Maria Vergine Cardano al Campo - Cuoricino
I Santi del mese che sono modelli nella fede ed amici che intercedono per noi: per conoscere i santi, nostri modelli nella fede.
Parrocchia NativitÓ  di Maria Vergine
Via Verdi, 20 CUORICINO (Cardano al Campo) Tel. 0331262071 E-mail. Don Samuele 3386866315 CARITAS Tel. 0331264640
Orario S. Messe Parrocchia:
Martedì, Giovedì, Sabato e prefestivi ore 18.00 Domenica ore 9.00-11.00 Santuario:   Lunedì, Mercoledì e Venerdì ore 8.30 Dall'1 settembre riprendono gli orari consueti delle Messe domenicali (ore 9 e 11)
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MEDITAZIONE SUL SALMO 31 (30) Si arriva a dubitare di Dio. Chi si trova solo a motivo della sua coerenza, chi si sente circondato da calunnie e congiure, minacce e disprezzo, chi si accorge di essere ignorato da tutti e di essere insignificante come uno scarto, come un coccio da gettare, arriva a dubitare anche di Dio. Gli avversari emarginano il credente con la sufficienza di chi può esibire con arroganza il suo successo e la sua posizione di potere; anche per i vicini il credente si vede considerato come un rifiuto; persino tra i suoi parenti e conoscenti motivo di terrore; chi lo conosce cerca di evitarlo. Nel credente si insinua il sospetto che anche Dio lo abbia rifiutato o, quanto meno, dimenticato: Io dicevo nel mio sgomento: sono escluso dalla sua presenza. La fede è messa alla prova. Forse l’ingenuità infantile aveva indotto a pensare che l’amicizia di Dio fosse la garanzia per una vita al riparo, al riparo dalle cattiverie del mondo, al riparo dalle malattie e dalle disgrazie, al riparo dalla solitudine. Forse una predisposizione fiduciosa verso gli altri aveva indotto a pensare che i vicini di casa, i parenti, i membri della comunità offrissero come un luogo fortificato per salvarsi. Invece nei momenti difficili tutti sembrano indifferenti, molti prendono le distanze ed evitano di farsi incontrare, i nemici si accaniscono con calunnie che qualificano e trame ostili che mettono in pericolo la serenità, la carriera, la vita… “Forse anche Dio mi ha abbandonato?” è il dubbio del credente. La conclusione può essere uno stato d’animo deprimente e scoraggiato: allora non valgo niente: come un morto lontano dal cuore, come un coccio da gettare. Tu invece… Nel contesto della prova che tormenta il credente rinnova la sua fede e sperimenta la protezione di Dio. L’espressione del salmista “nelle tue mani affido il mio spirito” è la stessa con cui Gesù si consegna al Padre nel momento estremo, viene dalla fede che si è fatta confidenza, non da un “lieto fine” con rivincita e vendetta. Gesù ha imparato a dire le parole del salmista, perché noi imparassimo a pregare come Lui ha pregato. Dall’insegnamento di Gesù impariamo l’affidamento: vince il sospetto su Gesù non una sorta di azzardo che al bivio inevitabile preferisce la speranza alla disperazione, ma una conoscenza del Padre che è frutto della relazione con Lui. Il discepolo di Gesù, per il dono dello Spirito Santo, sconfigge la tentazione di sentirsi abbandonato, il sospetto di una indifferenza di Dio, l’insinuazione del tentatore che il male sia più forte di Dio. E riconosce: Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera, quando a te gridavo aiuto. Allora è possibile rileggere tutta la propria storia personale e quella del popolo come accompagnata dalla misericordia e dalla provvidenza di Dio. Dio ha compiuto meraviglie di grazia per salvare il credente dalle insidie di cui è circondato. Le “meraviglie di grazia” si possono rintracciare nella propria vicenda personale. Il credente riconosce di essere posto da Dio in un luogo sicuro, in un luogo spazioso, dove si può camminare sereni: roccia di rifugio, luogo fortificato. Questo spazio propizio non si riduce alla circostanze favorevoli e alle coincidenze propizie. Si può piuttosto riconoscere in una personalità consolidata che affronta con fortezza e fiducia le situazioni che deve attraversare. Si struttura nella fede una persona adatta alla speranza, attrezzata per la perseveranza. Non esibisce una sicurezza che si fonda sulla presunzione, ma piuttosto pratica una serenità che si alimenta della fiducia in Dio. La ripetizione del salmo, cioè la preghiera costante, è elemento necessario per questa edificazione. Il credente che prega come Gesù ha pregato benedice il Signore: la sua preghiera è un cantico, è una benedizione, è la voce di quella gioia misteriosa che convive con la paura, la trepidazione per i pericoli che incombono, la sofferenza per la solitudine e le cattiverie immeritate. Di che benedizione stiamo parlando? di quale gioia? E’ una benedizione straziata e mite, una gioia sottovoce, un miracolo di sorriso, un raggio di luce che filtra da un cielo tempestoso. E continua a fare luce. Voi tutti suoi fedeli. L’esperienza personale cerca fratelli e sorelle con cui condividere la persuasione maturata. La fede vissuta diventa annuncio, quasi un bisogno di condivisione e di comunicazione, esortazione perché gli altri non restino estranei al Dio che salva. Rendete saldo il vostro cuore: infatti molti sono tentati di vacillare, di mettere in discussione la fiducia in Dio di fronte a segni che contraddicono l’aspettativa che la prossimità di Dio si manifesti in un benessere garantito e in una sicurezza consolidata. In molte occasioni si incontrano persone che fanno consistere la pratica delle fede in una rassegnazione alle situazioni, alle vicende dolorose della vita. Il credente si incarica di testimoniare una fiducia che ribadisce l’opera di Dio che salva e offre in ogni circostanza quell’ascolto della preghiera che trasfigura le vita nella forma non della sistemazione, ma della comunione. Mons. Mario Delpini Arcivescovo di Milano
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Forse l’ingenuità infantile aveva indotto a pensare che l’amicizia di Dio fosse la garanzia per una vita al riparo, al riparo dalle cattiverie del mondo, al riparo dalle malattie e dalle disgrazie, al riparo dalla solitudine. Forse una predisposizione fiduciosa verso gli altri aveva indotto a pensare che i vicini di casa, i parenti, i membri della comunità offrissero come un luogo fortificato per salvarsi. Invece nei momenti difficili tutti sembrano indifferenti, molti prendono le distanze ed evitano di farsi incontrare, i nemici si accaniscono con calunnie che qualificano e trame ostili che mettono in pericolo la serenità, la carriera, la vita… “Forse anche Dio mi ha abbandonato?” è il dubbio del credente. La conclusione può essere uno stato d’animo deprimente e scoraggiato: allora non valgo niente: come un morto lontano dal cuore, come un coccio da gettare. Tu invece… Nel contesto della prova che tormenta il credente rinnova la sua fede e sperimenta la protezione di Dio. L’espressione del salmista “nelle tue mani affido il mio spirito” è la stessa con cui Gesù si consegna al Padre nel momento estremo, viene dalla fede che si è fatta confidenza, non da un “lieto fine” con rivincita e vendetta. Gesù ha imparato a dire le parole del salmista, perché noi imparassimo a pregare come Lui ha pregato. Dall’insegnamento di Gesù impariamo l’affidamento: vince il sospetto su Gesù non una sorta di azzardo che al bivio inevitabile preferisce la speranza alla disperazione, ma una conoscenza del Padre che è frutto della relazione con Lui. Il discepolo di Gesù, per il dono dello Spirito Santo, sconfigge la tentazione di sentirsi abbandonato, il sospetto di una indifferenza di Dio, l’insinuazione del tentatore che il male sia più forte di Dio. E riconosce: Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera, quando a te gridavo aiuto. Allora è possibile rileggere tutta la propria storia personale e quella del popolo come accompagnata dalla misericordia e dalla provvidenza di Dio. Dio ha compiuto meraviglie di grazia per salvare il credente dalle insidie di cui è circondato. Le “meraviglie di grazia” si possono rintracciare nella propria vicenda personale. Il credente riconosce di essere posto da Dio in un luogo sicuro, in un luogo spazioso, dove si può camminare sereni: roccia di rifugio, luogo fortificato. Questo spazio propizio non si riduce alla circostanze favorevoli e alle coincidenze propizie. Si può piuttosto riconoscere in una personalità consolidata che affronta con fortezza e fiducia le situazioni che deve attraversare. Si struttura nella fede una persona adatta alla speranza, attrezzata per la perseveranza. Non esibisce una sicurezza che si fonda sulla presunzione, ma piuttosto pratica una serenità che si alimenta della fiducia in Dio. La ripetizione del salmo, cioè la preghiera costante, è elemento necessario per questa edificazione. Il credente che prega come Gesù ha pregato benedice il Signore: la sua preghiera è un cantico, è una benedizione, è la voce di quella gioia misteriosa che convive con la paura, la trepidazione per i pericoli che incombono, la sofferenza per la solitudine e le cattiverie immeritate. Di che benedizione stiamo parlando? di quale gioia? E’ una benedizione straziata e mite, una gioia sottovoce, un miracolo di sorriso, un raggio di luce che filtra da un cielo tempestoso. E continua a fare luce. Voi tutti suoi fedeli. L’esperienza personale cerca fratelli e sorelle con cui condividere la persuasione maturata. La fede vissuta diventa annuncio, quasi un bisogno di condivisione e di comunicazione, esortazione perché gli altri non restino estranei al Dio che salva. Rendete saldo il vostro cuore: infatti molti sono tentati di vacillare, di mettere in discussione la fiducia in Dio di fronte a segni che contraddicono l’aspettativa che la prossimità di Dio si manifesti in un benessere garantito e in una sicurezza consolidata. In molte occasioni si incontrano persone che fanno consistere la pratica delle fede in una rassegnazione alle situazioni, alle vicende dolorose della vita. Il credente si incarica di testimoniare una fiducia che ribadisce l’opera di Dio che salva e offre in ogni circostanza quell’ascolto della preghiera che trasfigura le vita nella forma non della sistemazione, ma della comunione. Mons. Mario Delpini Arcivescovo di Milano