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Sogno o son desto
La mia ditta, o meglio la ditta per cui lavoravo, aveva avuto l'incarico della sistemazione interna della piccola chiesa del 1600, sistemazione degli intonaci, delle decorazioni in gesso, delle pitture murali, delle statue che ornavano l'altare e del crocifisso ligneo che troneggiava nella campata dell'altare. La parte dei rilievi preliminari erano stati affidati a me, sicuramente un lavoro interessante anche se un po' ripetitivo ma, per un neolaureato in storia dell'arte quale ero io, sicuramente un'esperienza da fare. Era stata proprio una mattinata faticosa, con tutti quei rilievi ai muri interni della chiesetta, quel salire e scendere dall'impalcatura, finalmente verso le tredici giunse la meritata pausa, l'ingegnere fu soddisfatto dei campioni stratigrafici raccolti e ci comunic� che per il momento poteva bastare. Mentre scendevo dall'impalcatura arrivo' trafelato il parroco don Pietro, un giovane e dinamico prete, cosi' appariva a prima vista ed impatto, scambio' qualche battuta con tutti noi e poi si mise a discutere con l'ingegnere. Io uscito di chiesa mi sistemai su un sedile di pietra nel porticato al lato della porta di uscita, indossai le cuffie del walk-man ed addentai il mio panino, sarei dovuto rimanere la' durante la pausa pranzo a sorvegliare le attrezzature. La musica pesante inondava le mie orecchie e mi compensava del silenzio mistico della mattinata, salutai con un gesto l'ingegnere ed il collega che andavano a pranzo, i quali con un gesto di rimando mi fecero capire che sarebbero stati di ritorno per le quindici. Il prete invece era rimasto nella chiesa ad osservare i lavori, lo vedevo dalla piccola finestra posta al di sopra della mia testa, oggi era strano o meglio era vestito da prete con una sottana lunga e lucente, le altre volte che lo avevo incontrato indossava con disinvoltura jeans e maglietta, la sigaretta in bocca e il cappello a larghe falde in testa. Cosi' vestito da prete e con quella camminata a passi lunghi con la quale circumnavigava la chiesa mi ricordava "Don Camillo" (...quel prete che litigava sempre con il sindaco Comunista e che parlava con il crocefisso di legno, l'avevano appena dato per l'ennesima volta in televisione, e ne avevo rivisto volentieri un pezzo...). Mi distesi meglio sulla panca, crogliolandomi al sole primaverile e spensi il walk-man, tenendomi pero' le cuffie per isolarmi dal traffico delle vie laterali, il posto no era niente male: la facciata della chiesa dava su un cortiletto interno con un verde prato e con qualche pianta ed era circondato da un muro con delle nicchie arcuate dove si intravedevano a stento i resti affrescati di una Via Crucis, un posto silenzioso, mistico e rilassante. Ad un tratto sentii distintamente delle voci provenire dall'interno della chiesa; dalla finestrella vidi don Pietro che guardando verso l'alto diceva:
" Ma scusa che problema hai a restare qualche mese lontano dalla tua chiesa devono darti una rinfrescata, un veloce restauro e poi tu sei dappertutto... nella vecchia chiesa, in quella nuova... dappertutto.."
Capii con chi parlava don Pietro solo quando vidi lo splendido Crocifisso ligneo del 1600 (probabilmente di scuola lombarda) cosi' si espresse con voce piena e impostata:
"Caro il mio don Pietro quando vorra' una lezione sulla mia ubiquita' te la chiedero', ora voglio solo restare qui e se proprio volete darmi una sistemata che sia fatta in loco."
Don Pietro con voce stentorea provo' a dire:
"Ma in fondo si tratta solo di qualche settimana, ho gia' preso accordi, si puo' provare a velocizzare il lavoro..."
La voce del Crocifisso si fece piu' alta e severa:
"Sono qua da oltre 400 anni, ed ogni giorno tante persone mi vengono a parlare e a pregare e hanno bisogno di me, della mia figura, non posso mancare per tanto tempo, anzi se le cose andassero per le lunghe qua in chiesetta non sarebbe una brutta idea che mi esponessi nella chiesa nuova alla fine dei lavori."
Don Pietro retrocedendo verso l'uscita dopo una profonda genuflessione con voce sommessa disse:
"Va bene d'accordo sei tu il principale."
Mi sentii scuotere, cosi' aprii gli occhi, l'ingegnere era tornato e con tono canzonatorio mi diceva:
"Bravo e' cosi' che sorvegli il cantiere... questi giovani... Senti adesso devo andare ho un problema nell'altro cantiere, domattina arriva la squadra con la scala per togliere il crocifisso dalla campata, guarda che il parroco don Pietro mi ha appena telefonato... ha cambiato idea... il crocifisso non va piu' mandato a Firenze peri il restauro; va consegnato direttamente a lui e poi lo sistemeremo in loco."
Lo guardai un po' stranito, volevo dirgli che lo sapevo ma dalla gola non usciva nessun suono. L'ingegnere mi guardo' sconsolato e si limito' ad andarsene scuotendo la testa.
Fritz
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